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Le aree protette europee tutelano la biodiversità animale delle acque sotterranee?

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Celati alla vista e di difficile accesso, gli ecosistemi sotterranei ospitano migliaia di specie animali, sia terrestri che acquatiche, con incredibili adattamenti evolutivi alle peculiari condizioni del sottosuolo, tra cui oscurità totale, limitata disponibilità di nutrienti, assenza di cicli giorno-notte e limitate variazioni stagionali in parametri ambientali chiave quali temperatura e umidità. Tra questi adattamenti, quelli che più balzano agli occhi di chi si avventura per la prima volta alla scoperta di questi mondi nascosti sono le dimensioni spesso microscopiche, da qualche decina di micrometri (milionesimi di metro) a pochi centimetri, la depigmentazione totale dei tegumenti esterni, l’anoftalmia (assenza di occhi) e la presenza di appendici sensoriali molto lunghe in rapporto alle dimensioni corporee, come le antenne in molti coleotteri cavernicoli e le antennule dei crostacei stigobi (che svolgono cioè l’intero ciclo vitale nelle acque sotterranee).

Eudiaptomus cf.intermedius (Steuer 1897), crostaceo appartenente alla classe dei copepodi (Crustacea: Copepoda) e presente sia in ambienti acquatici superficiali che nelle acque sotterranee. Gli individui appartenenti alle popolazioni sotterranee, come quello in foto, campionato nella grotta di Frasassi, presentano i tipici tratti “stigomorfi” (dimensioni ridotte, anoftalmia, depigmentazione).

Tuttavia, l’enorme diversità di specie e storie evolutive che caratterizza gli ambienti sotterranei non ha ricevuto finora un’attenzione paragonabile a quella riservata alla biodiversità degli habitat di superficie o marini nei programmi internazionali di conservazione biologica e di mitigazione degli effetti avversi dei cambiamenti climatici antropogenici. Tra le cause di questa “disparità di trattamento”, la grande difficoltà di effettuare campionamenti in molti habitat sotterranei, raggiungibili solo con adeguate attrezzature e competenze speleologiche.

Un tipico habitat acquatico presente nelle grotte: un piccolo invaso derivante dal percolamento di acqua dal soffitto della grotta (dripping pool). Foto scattata durante i campionamenti effettuati a dicembre 2025 dal gruppo di ricerca di Stigobiologia UnivAQ nella grotta Hölloch del comune di svizzero di Muotathal, in collaborazione con speleologi locali.

Il progetto Biodiversa+ “DarCo”, avviato nel 2023 e che include il Laboratorio di Stigobiologia UnivAQ guidato dalla Professoressa Diana Galassi tra le 13 unità di ricerca partner, mira proprio a produrre evidenze scientifiche utili alle istituzioni europee per integrare in maniera più completa la biodiversità sotterranea all’interno dei programmi di conservazione comunitari, nell’ottica della Strategia Europea 2030 per la Biodiversità.

Nell’ambito di DarCo, in una recente pubblicazione su Conservation Biology, rivista di punta della Società Internazionale per la Biologia della Conservazione, abbiamo dimostrato, per la prima volta in maniera statisticamente robusta, che le aree protette europee non sono sufficientemente rappresentative della biodiversità animale delle acque sotterranee. Prendendo come organismi modello i copepodi stigobi, crostacei che rappresentano una componente maggioritaria della biodiversità del sottosuolo, abbiamo confrontato il numero e la diversità di specie tra zone d’Europa che differiscono in maniera sostanziale quanto a copertura da aree protette, essendo allo stesso tempo simili rispetto ad una serie di variabili ambientali (clima, topografia, tipologia di acquifero) che potrebbero agire come fattori confondenti. I modelli statistici utilizzati mostrano chiaramente che le zone attualmente coperte dalla rete europea di aree protette non ospitano una biodiversità a copepodi significativamente più alta delle altre zone, con più di 200 specie tra le oltre 500 analizzate rinvenute solo in zone non protette.

Quindi, no: le aree protette europee non tutelano a sufficienza la biodiversità animale delle acque sotterranee.

Appurato che l’attuale rete di aree protette europee non è sufficiente a garantire la tutela della biodiversità acquatica sotterranea, nuove domande sorgono spontanee: serve creare nuove aree protette specificamente dedicate agli habitat sotterranei o potrebbe essere sufficiente un’espansione e una rimodulazione spaziale di quelle esistenti? In tutto questo, che influenza avranno i cambiamenti globali in atto?

Dare risposte a tali quesiti saranno le prossime sfide del gruppo di ricerca UnivAQ in Stigobiologia, e di tutto il consorzio DarCo. Come si dice in questi casi, stay tuned!

Francesco Cerasoli, Ricercatore Dipartimento Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente

Francesco Cerasoli
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