Le forme di condizionamento della libertà di espressione artistica si sono notevolmente trasformate nel corso del Novecento e nei primi venti anni del Duemila. La censura – il classico strumento giuridico di compressione della libertà di espressione degli artisti – sembra ormai essere un potere in via d’estinzione. Non esiste praticamente più nella letteratura e nella musica e anche nella cinematografia ha, ormai, molto allargato le sue maglie.
Ha ragionato su questo tema il convegno Libertà nell’arte e libertà dell’arte. Le forme di condizionamento alla libertà di espressione artistica da parte dei poteri pubblici e privati che si è tenuto l’11 dicembre al Centro Congresso “Luigi Zordan”, nell’ambito del progetto itARTS.
Il potere di condizionamento della libertà di espressione artistica sembra, però, rinascere sotto altre forme: quelle degli strumenti di mercato (finanziamenti, committenze, premi), che, da un lato, sono essenziali per la sopravvivenza di alcune arti, ma, dall’altro, possono indirizzare la produzione artistica, venendo destinati solo a specifici contenuti o a determinati artisti; e quelle dei poteri privati, che, grazie alle trasformazioni dei mercati, hanno consentito di aggiungere ai classici strumenti contrattuali (i contratti di produzione e di distribuzione) altri meccanismi di condizionamento della libertà di espressione artistica similpubblicistici (il controllo dei contenuti pubblicati sulle piattaforme digitali di sharing).
Il convegno ha rappresentato l’occasione per approfondire tutte queste dinamiche: la censura, le committenze pubbliche, gli incentivi pubblici, i premi, i contratti di distribuzione, il sistema di controllo della pubblicazione dei contenuti da parte delle piattaforme di sharing. Comitato scientifico e organizzativo: Andrea Averardi, Giovanni Berti de Marinis, Federico Caporale, Lucio Casalini, Margherita Croce, Francesca Pileggi.
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Federico Caporale, docente Dipartimento di Ingegneria industriale e dell’informazione e di economia

