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sabato, Gennaio 10, 2026

UnivAQ su Science. Quando l’evoluzione rompe le regole

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Gli animali mostrano una straordinaria varietà di colori e forme. In alcune specie, questa diversità non è continua, ma organizzata in pochi tipi ben distinti, noti come ‘morfi’ di colore. Il polimorfismo cromatico è spesso associato a differenti strategie di comportamento, competizione e riproduzione.

In molte specie, più morfi possono coesistere per lunghissimi periodi evolutivi grazie a delicati equilibri selettivi. Un meccanismo classico è la selezione dipendente dalla frequenza, descritta dal modello “forbice–pietra–carta”: nessuna strategia è sempre vincente, perché ciascuna prevale su una ma soccombe a un’altra. In altri casi, morfi differenti sono favoriti in specifiche condizioni climatiche.

La ricerca prende in esame la lucertola muraiola (Podarcis muralis), una specie comune in Europa. Il dorso è generalmente bruno e poco appariscente, ma la gola presenta tre morfi cromatici: bianco, giallo e arancione, in base a differenti strategie sociali e riproduttive. Questi morfi hanno convissuto all’interno delle popolazioni per milioni di anni, sopravvivendo a glaciazioni, cambiamenti climatici e profondi mutamenti ambientali.

Finché, qualcosa è cambiato.

Una nuova forma di lucertola muraiola è comparsa nell’area di Roma. Una variante più grande, più aggressiva e con una vistosa colorazione verde-nera sul corpo. I maschi hanno un aspetto imponente, come “Hulk”, e dominano le interazioni con gli altri individui. Questa nuova forma ha una caratteristica cruciale: possiede un solo morfo di colore della gola, il bianco.

Raccogliendo dati cromatici e genetici da oltre 150 popolazioni, i ricercatori hanno individuato un pattern netto.
«Ovunque si diffonda la forma verde-nera, i morfi giallo e arancione scompaiono», spiega Tobias Uller, professore all’Università di Lund e primo autore dello studio. «Intere popolazioni che per milioni di anni hanno mantenuto tre strategie alternative finiscono per essere composte da un solo morfo».

Anche popolazioni appartenenti ad altre linee evolutive di lucertola muraiola, che hanno acquisito l’aspetto “Hulk” attraverso ibridazione, mostrano la stessa perdita di diversità cromatica.

Il risultato più sorprendente è che questa perdita sia dovuta semplicemente a un cambiamento delle interazioni sociali.

«Quando questa nuova forma si diffonde, sembra alterare radicalmente il modo in cui le lucertole interagiscono tra loro», afferma Geoff While, professore associato dell’Università della Tasmania, «Quando le regole del gioco cambiano, il gioco stesso può collassare».

Un aspetto rilevante dello studio riguarda la dimensione territoriale.
«È un esempio di come ricerche condotte localmente possano contribuire in modo decisivo a rispondere a domande fondamentali sull’evoluzione», spiega Daniele Salvi, professore di Zoologia all’Università degli Studi dell’Aquila. «L’origine di questo cambiamento evolutivo è localizzata nell’Italia centrale, in un’area prossima a Roma. Tra le popolazioni analizzate figurano anche quelle di Roio, Colle di Sassa e Assergi», aggiunge Salvi. «Si tratta di popolazioni che abbiamo studiato direttamente nel territorio dell’Aquila in questi anni e che hanno contribuito in modo concreto a ricostruire una storia evolutiva lunga milioni di anni».

Nel loro insieme, questi risultati mostrano quanto possano essere fragili anche i sistemi evolutivi più stabili. Anche una diversità mantenuta per milioni di anni può scomparire rapidamente quando l’arrivo di un nuovo fenotipo riscrive le regole sociali e competitive.

Articolo scientifico:
https://www.science.org/doi/abs/10.1126/science.adx3708

Immagine: La nuova forma “Hulk” della lucertola muraiola, caratterizzata da dimensioni maggiori e da una vistosa colorazione verde-nera (a sinistra) . Il polimorfismo cromatico della lucertola muraiola: i diversi morfi di colore della gola che hanno convissuto per milioni di anni (a destra). Foto: Roberto Garcia-Roa.

Immagine: il professore di UnivAQ Daniele Salvi, docente di Zoologia, al Dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente, co-autore dello studio pubblicato su Science. Foto: Roberto Garcia-Roa.

Daniele Salvi, docente Dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente

Daniele Salvi
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