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martedì, Aprile 23, 2024

Mamma… Papà… Ho mal di testa!

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Le cefalee primarie in età evolutiva colpiscono 1 bambino e ragazzo su 2 o meglio il 62% dei giovani di 8-18 anni, di cui il 38% nelle femmine e 27% maschi. Le forme più diagnosticate in questa fascia di età sono l’emicrania che colpisce almeno l’11%, più di 1 bambino su 10, e la cefalea tensiva che colpisce invece il 17%, ovvero quasi 1 su 5. Sono i dati di una recente metanalisi di studi di prevalenza sulle cefalee pediatriche in 5.486 articoli pubblicati nei principali motori di ricerca dal 1988 ad oggi. Si tratta di un maxi-studio europeo coordinato dalla prof.ssa Simona Sacco e dalla dott.ssa Agnese Onofri, del dipartimento DISCAB dell’Università degli studi dell’Aquila, e pubblicato su Journal of Headache and Pain (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36782182/)

È di cruciale importanza mettere in luce questi dati, i quali, nonostante le percentuali elevate, sono ancora scarsamente rappresentativi a causa della sotto-diagnosi delle cefalee nei bambini e negli adolescenti, nonché della minoranza che riesce ad accedere a cure specialistiche ambulatoriali. Inoltre, è da ricordare come la cefalea in età evolutiva presenti aspetti biologici, psicologici e ambientali legati all’età, che impongono un approccio diagnostico e terapeutico specifico, differente dall’adulto. Ma come per l’adulto, anche in età evolutiva, essa assume le caratteristiche di malattia sociale, rivelandosi una condizione disabilitante, che si ripercuote in maniera negativa sulla vita ludica, scolastica e relazionale dei bambini, così come dei genitori e dell’intero nucleo familiare. La cefalea è un disturbo i cui fattori propriamente neurologici interagiscono con altri più propriamente psicologici e la conoscenza di entrambe questi aspetti è fondamentale per comprendere la reciproca modulazione e per poter calibrare gli interventi in funzione delle specificità situazionali.

È importante non sottovalutare il problema quando si presenta, rivolgersi con serenità al medico competente non appena compaiono i primi sintomi e capire qual è la causa del dolore per trovare la cura più idonea, calibrata sulla specificità situazionale, realizzando un’opportuna integrazione tra trattamento farmacologico, trattamento non farmacologico e misure bio-psico-comportamentali come il controllo dei fattori trigger e le modifiche dello stile di vita. Risulta chiaro come la parola d’ordine sia PREVENIRE. La presa in carico precoce e globale del bambino/adolescente affetto da cefalea, comporta una migliore gestione della cefalea, evita il verificarsi della cronicizzazione della cefalea stessa, restituisce al soggetto una buona funzionalità ed una buona qualità di vita, riduce al minimo l’abuso di analgesici, soprattutto durante l’età adolescenziale, fino alla riduzione e al contenimento di comorbilità psichiatriche correlate alla sintomatologia cefalalgica.

Agnese Onofri, PsyD, PhD, Research Fellow – Dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche (DISCAB)

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