Il Prof. Antonio Farina, ginecologo e Direttore della UOC di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero San Salvatore dell’Aquila, è co-autore di uno studio internazionale che mostra come la vaccinazione anti-COVID in gravidanza possa ridurre il rischio di sviluppare preeclampsia.
Lo studio, pubblicato a marzo 2026 su eClinicalMedicine, rivista del gruppo The Lancet, dal titolo COVID-19 vaccination status during pregnancy and preeclampsia risk: the pandemic-era cohort of the INTERCOVID consortium è stato coordinato da ricercatori dell’Università di Oxford e ha analizzato i dati di oltre 6.500 donne in gravidanza in 18 Paesi, raccolti tra il 2020 e il 2022. L’analisi ha confrontato donne vaccinate e non vaccinate, con o senza infezione da SARS-CoV-2, per valutare l’impatto della vaccinazione sul rischio di preeclampsia.
La preeclampsia è una complicanza della gravidanza che insorge generalmente dopo la ventesima settimana ed è caratterizzata da ipertensione associata a segni di danno a organi come reni, fegato o sistema nervoso e può rappresentare un serio rischio sia per la madre sia per il feto se non diagnosticata e trattata tempestivamente.
Le cause della malattia non sono completamente chiarite ma risulta evidente che le infezioni virali possano contribuire allo sviluppo della preeclampsia in quanto favoriscono processi infiammatori e danno vascolare. Si ritiene che derivi da un insieme di fattori, tra cui alterazioni della funzione placentare, infiammazione sistemica e disfunzione endoteliale. Le infezioni virali possono contribuire allo sviluppo della preeclampsia perché favoriscono processi infiammatori e danno vascolare.
Lo studio ha evidenziato che:
• L’infezione da SARS-CoV-2 in gravidanza aumenta il rischio di preeclampsia del 45%, che arriva fino al 78% nelle donne non vaccinate.
• La vaccinazione con dose di richiamo riduce del 33% il rischio complessivo di preeclampsia, con significatività statistica.
• Nelle donne con comorbidità preesistenti (come diabete, ipertensione o patologie tiroidee) la riduzione del rischio può arrivare fino al 58%.
• L’effetto protettivo rimane significativo anche dopo l’aggiustamento per diversi fattori confondenti.
Interessante è anche il fatto che il beneficio sembra estendersi oltre la semplice prevenzione dell’infezione, suggerendo che la vaccinazione possa influenzare meccanismi immunologici e vascolari coinvolti nello sviluppo della preeclampsia.

