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Riscoperto un pipistrello in Abruzzo: l’importanza dei monitoraggi ambientali

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Nel cuore dell’Appennino abruzzese, nelle grotte di Stiffe (L’Aquila), un team di ricercatori coordinato dal prof. Enrico Lunghi ha documentato con certezza la presenza del Ferro di Cavallo Euriale (Rhinolophus euryale), una specie di pipistrello tipica degli ambienti di grotta (definita troglofila) e diffusa nell’Europa mediterranea, la cui presenza nella regione era incerta da decenni.

Durante attività di monitoraggio mirate, svolte con metodologie poco invasive e attente a ridurre al minimo lo stress sugli animali, sono stati catturati ed identificati diversi pipistrelli appartenenti a una colonia di circa 350 individui. Tra questi, molti erano proprio di Rhinolophus euryale, confermandone così la presenza in Abruzzo. L’identificazione è stata possibile grazie al riconoscimento di caratteristiche morfologiche e acustiche della specie, dal momento che questi animali emettono ultrasuoni con frequenze specifiche (alcune molto differenti tra specie dello stesso genere!), rilevabili tramite apposite apparecchiature.

L’ultimo avvistamento certo della specie nella regione risaliva al 2005, mentre già dagli anni’80 era stata considerata assente. In passato si era ipotizzato che la sua assenza apparente potesse derivare da una semplice mancanza di dati, piuttosto che da una reale rarità della specie, senza tuttavia riuscire a chiarire definitivamente questo dubbio.

Ma perché è così importante trovare (o ritrovare) una specie?

Senza monitoraggi sistematici non sappiamo davvero cosa sta succedendo agli ecosistemi: una specie può sembrare assente, quando, in realtà, non è stata cercata in modo adeguato.

Guardando poi lo status di conservazione del Ferro di Cavallo Euriale, la scoperta assume una certa rilevanza: è classificato come Vulnerabile secondo l’ultimo rapporto IUCN in Italia (2019), a causa della perdita di habitat idonei, ed è inoltre una specie protetta a livello nazionale ed europeo grazie al suo inserimento in Direttiva Habitat (allegati II e IV). Dunque, identificare aree chiave per la sua sopravvivenza e il mantenimento delle colonie riproduttive risulta prioritario. È proprio per questo motivo che aver individuato nelle grotte di Stiffe un potenziale sito di riproduzione e ibernazione del Ferro di Cavallo Euriale si configura come una significativa aggiunta al network di roost della specie, specialmente per pianificare futuri interventi di tutela e protezione

In questo contesto, lo studio sottolinea con forza la necessità di monitoraggi sistematici e continuativi all’interno dell’Abruzzo. È importante non solo scoprire nuovi siti di presenza ma anche e soprattutto monitorare i siti già conosciuti, per poter aggiornare al meglio la distribuzione delle specie animali protette. Il problema di avere scarsità di dati è il rischio di perdere di vista alcune specie, come in questo caso, e conseguentemente causare danni indiretti a popolazioni non attenzionate.

Da qui emerge chiaramente l’importanza, a fini conservazionistici, di ampliare le nostre conoscenze sugli ecosistemi che ci circondano, soprattutto in un contesto in cui il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione di specie animali e vegetali.

Nonostante il valore negativo spesso attribuito ai pipistrelli nel folklore, essi svolgono ruoli ecosistemici fondamentali: le specie europee, ad esempio, si nutrono principalmente di insetti, contribuendo a mantenere sotto controllo le popolazioni; altre specie, soprattutto nelle aree tropicali, svolgono un ruolo cruciale nell’impollinazione delle piante.

In definitiva, i pipistrelli di Stiffe ci ricordano una lezione semplice ma centrale: siamo in grado di proteggere solo ciò che conosciamo, e, senza adeguate attività di monitoraggio, rischiamo di perdere parte della biodiversità che ci circonda.

A. Dettaglio di un individuo di Rhinolophus euryale, in cui si nota la peculiare forma del naso “a ferro di cavallo”, comune a tutte le specie di questo genere. B. Un gruppo di individui all’interno delle Grotte di Stiffe. C. Frequenze caratteristiche di ultrasuoni emesse dalle tre specie di Rhinolophus presenti nel sito.

L’articolo è disponibile a questo link https://checklist.pensoft.net/article/185832/.

Gruppo di ricerca del prof. Enrico Lunghi, Dipartimento Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente

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