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Polo museale di ateneo (POMAQ), presentate le nuove collezioni di Palazzo Ciavoli-Cortelli

Ateneo e comunitàPolo museale di ateneo (POMAQ), presentate le nuove collezioni di Palazzo Ciavoli-Cortelli

E’ stata presentata, in conferenza stampa, la nuova sede del Polo museale dell’Università degli Studi dell’Aquila (POMAQ), che aprirà a Palazzo Ciavoli-Cortelli, in via Roma 33.

Il nuovo allestimento, ospitato nei locali situati al piano terra del palazzo, conterrà collezioni costituite da strumenti legati agli studi nel campo delle scienze biologiche e biotecnologiche, ambientali, informatiche, fisiche e ingegneristiche; dispositivi per lo più dismessi dall’ateneo, ma in parte provenienti anche da donazioni private, che abbracciano un arco temporale molto vasto, che va dagli anni Cinquanta agli anni Novanta del Novecento.

La nuova sede del POMAQ sarà aperta al pubblico venerdì 20 marzo 2026, in occasione della Giornata nazionale delle Università italiane e dell’iniziativa “Università svelate 2026, promossa dalla Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI).

Alla conferenza stampa hanno partecipato il rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila Fabio Graziosi; la direttrice del dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica (DISIM), prof.ssa Donatella Donatelli; il prof. Luca Pezzuto, docente di Museologia e critica artistica e del restauro al dipartimento di Scienze umane e Referente di Ateneo per il Patrimonio culturale e il Polo museale.


Inaugurato nel 2018, il POMAQ è un museo diffuso, dislocato nelle varie sedi dell’Università dell’Aquila, ma comprendente anche il Museo delle ceramiche di S. Domenico e il Giardino alpino di Campo Imperatore. Il suo logo ha sette petali, come le collezioni in esso ricomprese: Archeologia, Scienze ambientali, Strumenti per le scienze biotecnologiche, Strumenti di misura per grandezze fisiche, Strumenti per il calcolo applicato, Collezione di Nicola D’Arcangelo stampatore d’Arte, Scienze e tecnologie per l’ingegneria.


 “L’obiettivo della giornata organizzata dalla CRUI” dichiara il rettore Fabio Graziosi “è rendere le università meglio percepite nei territori in cui operano, dando loro l’opportunità di mettere in mostra i propri gioielli nascosti. Noi abbiamo deciso di declinare questa iniziativa aprendo un nuovo spazio del nostro Polo museale, dedicato a rappresentare l’evoluzione della storia moderna dell’ateneo, dei suoi dipartimenti e dei suoi laboratori di ricerca, attraverso l’esposizione di dotazioni, strumenti, dispositivi e tecnologie. Una storia che, con l’evoluzione così rapida dei sistemi di ricerca che c’è stata negli ultimi decenni, rischia di essere dimenticata. Vogliamo rendere accessibile questo percorso soprattutto ai giovani, per far capire loro che ciò che oggi diamo per scontato è il prodotto di un percorso evolutivo a cui le università hanno contribuito in modo determinante. A titolo di esempio, i giovani, oggi, non hanno la percezione della dimensione dei dati che loro stessi alimentano tutti i giorni usando gli smartphone ma fino a qualche decennio fa i dati avevano una loro fisicità e pesantezza ben precisa, essendo conservati in hard disk e dischi esterni che oggi non sono noti che ma hanno contributo, progressivamente, alla smaterializzazione di oggi. Nel nuovo spazio di Palazzo Ciavoli-Cortelli, sarà possibile vedere la successione di questi cambiamenti plasticamente. E’una storia che, anche se recente, tende a essere troppo spesso dimenticata”.

“Se ci confrontiamo con altri atenei italiani, alcuni dei quali hanno, per tradizione, eredità e patrimonio, collezioni che vanno molto indietro nel tempo, il POMAQ è una creazione giovanissima, essendo stato allestito di fatto nel 2017” osserva il prof. Luca Pezzuto “Nella nuova sede di Palazzo Ciavoli-Cortelli, abbiamo rappresentati tutti i dipartimenti e, in alcune collezioni, insistono più dipartimenti. La sfida è raccontarle bene, far sì che materiali così eterogenei, anche dal punto di vista estetico, possano dialogare e parlare al pubblico in un percorso credibile, facendo capire ai visitatori cosa hanno visto”.

Foto: Davide Sabatini

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